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Il caso Dephura: da quattro icone a 3.200 contatti nel primo anno

Vecchia versione del sito Dephura con logo centrale e icone per Corsi, Idrocolon e Acqua idrogenata su sfondo scuro
Nuova homepage del sito Dephura® con design moderno e scuro, titolo “Un intestino in salute grazie al metodo Dephura”, foto del fondatore Dr. Stefano Lacagnina e immagine simbolica della zona addominale. Presenta call to action evidenti, stile professionale e minimalista, in contrasto con la versione precedente più datata e meno focalizzata sull’impatto visivo
Prima
Dopo

Nel dicembre 2024 ho rifatto da zero il sito di Dephura, il primo franchising di idrocolonterapia in Italia, oggi presente con oltre quindici centri da Seregno a Bologna. Ci ho messo circa un mese.

Il primo mese dopo la messa online il sito ha raccolto 500 contatti. Nel primo anno 3.200. Oggi il database ne conta oltre 4.000.

Prima di raccontarlo come una formula, la parte onesta: Dephura non partiva da zero. Era già un marchio conosciuto nel suo settore, con una reputazione costruita negli anni e persone che lo cercavano per nome. Quella domanda esisteva già prima di me.

Quello che non esisteva era un posto dove farla atterrare.

Indice

Il sito che c'era prima

Non era un sito brutto. Era una pagina di smistamento.

Chi arrivava trovava il logo, la scritta Reset | Balance | Detox e quattro icone: Probiotici, Corsi e collaborazioni, Idrocolon, Acqua Idrogenata. Sotto, pagine scarne. In fondo, un modulo di contatto generico. Sullo sfondo, la foto di due strumenti chirurgici.

Tre cose mancavano del tutto:

  • Nessuna spiegazione del trattamento. Chi non sapeva già cosa fosse l’idrocolonterapia non lo scopriva lì.
  • Nessuna persona. Nessuna foto del personale, nessun nome, nessuna qualifica. Su un trattamento sanitario.
  • Nessun dato. Né numeri, né sedi in evidenza, né prove di qualunque tipo.

C’era anche un dettaglio che dice più di tutto il resto: la voce Probiotici era grigia, con sotto la scritta “work in progress, early 2025”. Un cantiere lasciato aperto in vetrina, visibile a chiunque entrasse.

Perché un sito così perde contatti

Chi cerca un trattamento sanitario si fa tre domande, in quest’ordine: cos’è, chi me lo fa, dove.

Quella pagina non rispondeva a nessuna delle tre. Chiedeva di scegliere un’icona a una persona che non sapeva ancora cosa stesse scegliendo.

È il motivo per cui un brand forte e un sito debole sono una combinazione più costosa di quanto sembri: ogni persona che ti cerca per nome e non trova risposte è una che hai già pagato per farti trovare, e che se ne va. Sul sito di Dephura arrivavano persone convinte a metà, e trovavano quattro icone e una foto di ferri chirurgici, che su un trattamento delicato comunica l’opposto di quello che serve.

Ne ho scritto in generale qui: perché il tuo sito non porta clienti anche se è bellissimo.

Cosa ho rifatto

Il sito è stato ricostruito da zero su WordPress, con design e codice su misura. Cosa è cambiato, punto per punto:
ElementoPrimaDopo
Prima cosa che si legge il logo e una tagline in inglese un titolo che dice il servizio e dove viene erogato
Chi c’è dietro nessuno il medico responsabile, con nome e qualifica, in evidenza
Spiegazione del trattamento assente una sezione dedicata a cosa serve e a chi si rivolge
Sedi da cercare elencate una per una, con una pagina che le raccoglie
Punti di contatto un modulo generico in fondo più inviti a prenotare distribuiti lungo la pagina
Navigazione quattro icone un menu che distingue chi siamo, trattamento, sedi e contatti
Nessuno di questi interventi è tecnicamente complicato. Sono decisioni prese guardando il percorso di una persona che arriva sul sito senza sapere niente e deve decidere se fidarsi. La parte tecnica (velocità, struttura, pulizia del codice) è servita a non rovinare il resto. Un sito che carica lentamente perde le persone prima ancora che leggano il titolo, ma nessuno ha mai prenotato una visita perché il sito era veloce.

I numeri, e cosa non dicono

  • 500 contatti nel primo mese
  • 3.200 nel primo anno
  • oltre 4.000 a oggi

Una precisazione che di solito nei casi studio non si legge: questi numeri sono per difetto.

Dal sito parte anche WhatsApp, e fino a poco fa quei clic non li tracciavamo. Da settembre sì: in quel mese i clic sul tasto WhatsApp sono stati 111, le richieste dal form 97. Un clic non è sempre un messaggio, quindi non li conto nel totale. I contatti sono almeno quelli.

È anche il motivo per cui la prima cosa che propongo a chi mi chiede di misurare un sito è mettere in piedi il tracciamento prima di cambiare qualcosa: senza, si discute di sensazioni.

Perché ha funzionato (e quando non funzionerebbe)

Il sito non ha creato la domanda. L’ha raccolta.

È la distinzione che uso per capire se un caso come questo può ripetersi, e non riguarda quanto sei famoso: riguarda se le persone stanno già cercando quello che fai.

  • Domanda da intercettare: il tuo servizio viene già cercato, per nome o per problema. Qui un sito fatto bene produce risultati in fretta, perché il traffico esiste già e sta solo andando sprecato. È il caso di Dephura.
  • Domanda da creare: vendi qualcosa di nuovo, che nessuno cerca perché non sa che esiste. Qui il sito da solo non basta: serve una fonte di traffico, e i tempi sono diversi.

Se sei nel secondo caso e qualcuno ti promette i numeri di Dephura, ti sta vendendo qualcosa che non può mantenere.

Le tre cose che puoi portarti a casa

Anche senza un brand con quindici sedi:

  1. Rispondi alle tre domande prima di chiedere qualcosa. Cos’è, chi lo fa, dove. Un sito che chiede di scegliere prima di aver spiegato perde le persone che non hanno ancora deciso.
  2. Metti le persone. Nome, volto, qualifica. Su un servizio in cui il cliente si affida a qualcuno, è la differenza tra un’azienda e un’insegna.
  3. Non lasciare cantieri in vetrina. Una sezione “in arrivo” o “work in progress” non incuriosisce: dice che il sito non è curato, e chi legge lo estende a tutto il resto.

Se vuoi sapere quanto costa un lavoro del genere, i numeri li ho scritti qui: quanto costa un sito web.

Domande frequenti

Quanto è durato il lavoro?

 Circa un mese, da zero: struttura, design, contenuti e messa online. I 500 contatti sono arrivati nei trenta giorni successivi alla pubblicazione.

Dipende da una cosa sola: se qualcuno sta già cercando quello che fai. Dove la domanda esiste, un sito fatto bene la raccoglie in fretta. Dove non esiste, il sito è solo il primo pezzo.

 No, e spesso non conviene. Qui l’impianto non reggeva, quindi si è ripartiti. Quando la struttura è sana si interviene per pezzi: ne ho scritto qui.

 Le informazioni cliniche vengono dal cliente, che è l’unico a poterle dare. La struttura delle pagine e il modo in cui l’informazione è organizzata sono miei.

Il tuo caso somiglia a questo?

La domanda utile non è “posso avere 3.200 contatti anche io”, ma “le persone stanno già cercando quello che faccio?”. Se la risposta è sì e il sito non le sta raccogliendo, c’è un lavoro da fare e si vede nei numeri in fretta.

Scrivimi e guardiamo insieme se è il tuo caso. Se non lo è, te lo dico.

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